Foto di Gianfranco Rotondi
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Lavoro, pausa pranzo: "Non ritratto, ho rotto tabł"
25 Novembre 2009  ANSA

'Non ho mai proposto di abrogare il diritto dei lavoratori alla pausa pranzo, semmai ho proposto il diritto a rinunciarvi per uscire un'ora prima dal lavoro'. Il ministro per l'attuazione del programma di Governo difende la sua proposta sulla pausa pranzo: 'Non e' una proposta ufficiale, ma una tesi che ho esposto e che non ritratto', dice in una conferenza stampa a Palazzo Chigi.
Il ministro respinge le accuse 'di sindacalisti e guitti' che hanno messo alla berlina la sua idea. 'Ma se la lavata di testa che ho ricevuto e' servita a rompere un tabu', allora sono contento', dice Rotondi, che cita i dati di un sondaggio fatto realizzare ('a mie spese', precisa), da cui risulta che , su un campione di 500 cittadini, la proposta di poter rinunciare alla pausa pranzo per poter uscire prima dal lavoro riceve il 58 per cento di si', il 30 di no e il 12 di non so.
'Saltare la pausa pranzo - dice ancora - non significa non mangiare, perche' per mangiare ci vuole molto meno di un'ora. Chi ama la robaccia che servono in certi bar se la goda pure in un'ora; ma se un lavoratore vuole guadagnare un'ora di tempo per tornare prima a casa, vorrei che questo lavoratore possa fregarsene di Angeletti e possa rinunciare alla pausa pranzo'.
'Del resto - sottolinea - io sono un cattolico liberale: ricorderete le mie posizioni sulle coppie di fatto e sulla procreazione assistita. Anche nell'organizzazione del lavoro in Italia serve una cura di pillole liberali'.
'La mia tesi - sottolinea - si richiama a una parola magica: flessibilita'. Solo che questa volta e' una flessibilita' a favore non dei datori di lavoro ma dei lavoratori. Un'ora prima fuori dal posto di lavoro significa piu' tempo per la famiglia, quindi figli piu' contenti, madri piu' serene, padri piu' partecipi'.

 

 




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